Natura e società

L’esistenzialismo nella visione umanistica della
Fondazione Homo Novus

a cura di Dott. Maurizio
Borri

La Fondazione “Homo Novus”, come si intuisce dalla denominazione, è una Fondazione umanistica scientifico culturale e si riferisce alla necessità di un uomo nuovo, un uomo che per poter sostenere le nuove sfide tecnologiche, ambientali ed energetiche, nonché sanitarie, deve essere “Novus”, cioè nuovo, rinnovato ma profondamente connesso nell’intimità ed identità delle leggi eterne della Natura, quindi una Fondazione dedicata al recupero del “quantico” potenziale dell’uomo stesso e dell’umano in tutte le sue forme ed espressioni con marcata connotazione umanistica.

a cura di Gian
Franco
Grassi

La Fondazione è di recente costituzione, atto formale a fine 2019, e risponde ai principi e allo schema giuridico della Fondazione di partecipazione nell’ambito del più vasto genere di fondazioni disciplinato dal Codice civile e leggi collegate.

La Fondazione, per il raggiungimento delle sue finalità, opera in tutto il territorio nazionale e internazionale, ed è costituita senza limitazioni di durata. La Fondazione Homo Novus ha sede a “Lizori”, antico borgo medioevale umbro che rappresenta un esempio di borgo concepito a misura d’uomo. Quale uomo? L’’homo faber”, l’uomo sano, l’uomo capace e responsabile in grado di fare azione evolutiva per sé e per gli altri ma sempre nel rispetto dell’ambiente. Un borgo sulla via Flaminia, situato sopra le Fonti del Clitunno tra Foligno e Spoleto, un raro esempio di castello di pendio con forma triangolare dell’anno Mille, abbandonato a seguito di un forte terremoto prima della Seconda Guerra mondiale, completamente ristrutturato ad opera di privati, senza nessun intervento pubblico, in quanto finalizzato allo scopo di creare un luogo privilegiato per attività culturali ed artistiche. Un ponte tra civiltà dove sono già avvenuti tanti incontri a livello internazionale, un piccolo borgo poco conosciuto in Italia ma molto all’estero. Un luogo progettato e ristrutturato a misura d’uomo, non pensato per finalità turistico commerciali, piuttosto un luogo da intendersi come un “Genius Loci” particolarmente adatto ad attività conviviali di incontro finalizzate al piacere etico ed estetico dell’arte e della superiore conoscenza.

Un luogo dove è possibile riscoprire la naturale costituzione di ogni uomo in quanto “homo faber” proteso alla novità “homo novus”, cioè riportare l’uomo al centro del suo fare partendo dalla sua irripetibile unicità di persona. Non si possono fare cambiamenti esterni se prima non abbiamo conosciuto noi stessi, quindi uomo al centro ma sempre connesso ed in sintonia con le eterne leggi della natura. Tutto questo per poter garantire una maggiore efficienza ed afficacia nella azione storica dei singoli operatori a vantaggio di tutto l’ambiente sociale. L’unico criterio fondamentale è il recupero dell’originale concetto di “persona” come inteso dai padri dell’umanesimo perenne.

Scopo della Fondazione

Principio cardine è la pari rilevanza del sapere umanistico, scientifico e tecnico e il sostegno della ricerca, sia di base che applicata, liberamente svolta ai fini del progresso culturale, scientifico, civile, sociale ed economico sia del singolo uomo che della collettività.

L’attività della Fondazione Homo Novus è ispirata ed improntata ai principi di libertà e dignità dell’individuo, di solidarietà sociale e tra le generazioni, in conformità con la Dichiarazione Universale dei diritti umani del ‘ONU 10 dicembre 1948;

opera esclusivamente per il dispiegamento e la crescita delle energie culturali, sociali ed economiche della comunità, promuovendo e sostenendo iniziative di condivisione e diffusione del sapere e di sviluppo delle capacità tecnico-scientifiche, professionali, manageriali ed imprenditoriali.

A partire da Galileo, la scienza ha fondato il suo metodo sul presupposto di una concezione dualista della conoscenza che separa il soggetto conoscente dal mondo naturale inteso come oggetto di conoscenza, concepito come autonomo, regolato da leggi costanti, indipendenti dall’uomo e descrivibile attraverso linguaggio matematico, quantitativo e formale.

Questi presupposti hanno falsificato la descrizione della conoscenza del ‘vero mondo’ delle cose a favore di una obiettivazione del mondo naturale. Questo ‘obiettivismo’ è la tendenza a ritenere ‘veri oggetti’ quelli che in realtà sono un prodotto della conoscenza umana, con tutti i suoi limiti. Emblematico è l’approccio delle scienze, compresa la psicologia, al tema dell’individuo in quanto “persona”. Mentre con il concetto di natura si intende la specie che identifica una pluralità di individui, “persona” si riferisce al singolo individuo. Sotto l’aspetto di natura siamo tutti uguali, sotto l’aspetto di persona ognuno è una identità unica ed irripetibile.

Quando usiamo un quasiasi criterio convenzionale cadiamo nell’obiettivismo scientifico tipico della nostra epoca, quindi ripercorriamo i limiti della conoscenza, quelli che hanno provocato il senso di paura, dubbio, sensi di colpa e mancanza di autostima, tutti effetti tipici della attuale situazione socioeconomica contemporanea.

Attraverso la divulgazione di un criterio pratico, razionale e funzionale all’uomo, la Fondazione Homo Novus intende provocare la sensibilità di tutte quelle intelligenze che non si accontentano delle apparenze, ma possiedono quella sete di conoscenza tipica delle persone  curiose e sensibili che vogliono di più da loro stesse.

È l’uomo la fonte primaria a cui attingere per trovare un criterio generale che indichi il coraggio di esistere, di evolversi e di affrontare le difficoltà quotidiane che, se non risolte, saranno la decadenza per molti. Occorre ripristinare il famoso “conosci te stesso” del tempio di Apollo. La prima umanità parte dalla migliore umanità. Ogni uomo ha bisogno di un riferimento di alta evidente etica che indichi la giusta proporzione per tutti ma, soprattutto, ha bisogno di strumenti pratici rilevati da un criterio funzionale alla natura dell’uomo che sia applicabile nell’immediato e porti risultati funzionali per ripristinare il valore fondamentale di “essere se stessi” cioè ripristinare quella identità che fa ognuno di noi unico ed irripetibile nel gioco dell’esistenza. L’uomo contemporaneo è letteralmente travolto dalle informazioni mediatiche rappresentate dalle nuove divinità della cultura di questo enorme web dove tutti, ma proprio tutti, proiettano i propri limiti attraverso una inconscia violenza. Stiamo perdendo il concetto originale di “che cosa è l’uomo” e quindi anche la “memoria dell’uomo”. Internet è la nuova legge biblica, il vangelo digitale fatto di concetti, immagini e parole scritte, un effetto ‘rete’ che gestisce il gioco esistenziale di tutti noi attraverso il dire

senza nessuna dimostrazione. Questo mondo “matrix” rappresenta il riferimento di tutti i giovani, quindi è il veicolo prioritario che li unisce attraverso le loro storie, la loro scienza, la loro musica, il loro modo di vestire e di fare filosofia di vita. Attraverso internet stiamo entrando in una civiltà robotica totalmente gestita dalla informazione della quantità, del convenzionale, dove l’algoritmo della quantità dei ‘like’ costituisce la tendenza. Siamo passati dal fare manuale al fare digitale attraverso una tecnologia che ‘connette’ gli individui sostituendo ai sentimenti emotivi che scaturiscono dal nostro corpo, nuovi significati digitali che li rappresentano e purtroppo tutti noi ci stiamo a poco a poco assuefando a questa nuova logica virtuale che appunto impone ma non dimostra.

Questo nuovo mondo tecnologico e tecnocratico fatto di intelligenza artificiale collettiva porta con sé l’inquietante presentimento che se non saremo noi umani a ripristinare i valori tipici del concetto umanistico di “persona” verremo in qualche modo fagocitati dalla nuova realtà nella quale siamo chiamati ad esistere.

L’uomo può gestire qualsiasi tecnologia solo partendo dal proprio senso-valore il quale si radica nel famoso ‘conosci te stesso’ citato prima. Chi è l’uomo è la domanda che direttamente o indirettamente si è fatta e si fa tutta la filosofia. Come si può guarire psicologicamente l’uomo è la domanda intrinseca ad ogni psicologia ed è intimamente correlata alla prima, in quanto per poter guarire occore conoscere qual è il criterio del benessere da ripristinare. L’uomo è una problematica aperta la cui soluzione resta in dipendenza di un valore da realizzare. Il criterio del valore è l’individuo stesso in quanto unità di azione che specifica una forma di intelligenza, quindi il processo esistenziale è induttivo– deduttivo; l’uomo è esatto a se stesso se possiede una coscienza conforme al reale che è, ed in questa visione è razionale quando applica l’esercizio critico di conoscenza appreso dalla funzione della sua coscienza basata sul proprio criterio organismico. Occorre fondare il processo della conoscenza basato sul’esattezza di coscienza di ogni uomo, in quanto l’errore che vizia la conoscenza critica non è nella natura delle facoltà intellettive e volitive, ma l’errore risiede nel processo riflessivo, nella presa e determinazione della coscienza. Ripristinare l’esattezza di coscienza significa risolvere il problema critico della conoscenza, quindi rendere le scienze funzioni di sicuro riferimento reale ed evolutivo. Soprattutto lo scienziato, il ricercatore e l’operatore sociale hanno necessità di rendere esatto il processo della conoscenza – all’interno del proprio settore operativo – in quanto la loro azione è funzione sociale.

Spesso ci dimentichiamo che queste figure professionali sono individui prima che professionisti, quindi occorre rendere esatto l’uomo in quanto strumento di conoscenza al fine di evitare qualsiasi approccio fideistico piuttosto che scientifico.

La scienza ufficiale è un atto di fede che non esiste in alcun uomo maturo, in quanto l’uomo è sempre più grande delle sue fedi

Ciò che caratterizza la conoscenza scientifica è la sua verificabilità, cioè il fatto di poter essere sempre suscettibile di verifiche e aggiornamenti.

Anche se la vera dimostrazione scientifica si documenta nella prassi, oggi possiamo vedere che ci sono ricerche che si basano sui fatti ed altre su ipotesi, quindi, almeno in linea di massima, sarebbe opportuno poter definire il criterio attraverso il quale la ricerca si possa definire verificabile in modo oggettivo.

Definiamo come ‘criterio’ una norma, una regola per discernere il vero dal falso, quindi un principio che costituisce il conforme o difforme a una cosa. Inoltre definiamo ‘scienza’ un sapere l’azione per come la natura la pone e la gestisce. Per ‘natura’ si intende ciò che è e faper nascita di leggi universali applicate ad un preciso contesto. Queste premesse sono necessarie in quanto, per poter esercitare qualsiasi razionalità scientifica, è necessaria la possibilità della applicazione di un criterio funzionale all’oggetto della ricerca, al fine di evitare qualsiasi possibilità fideistica o probalistica. Esistono due criteri per qualsiasi ricerca in qualsiasi campo, il criterio convenzionale ed il criterio di natura. Il primo implica un percorso definito appunto per convenzione tra i ricercatori, attraverso il quale si svolge tutta la ricerca che procede solo per confermare l’ipotesi iniziale della ricerca, quindi non necessariamente deve corrispondere o essere reversibile a ciò che è reale, bensì a ciò che è conforme alla premessa iniziale. Il criterio di natura, parte dal fatto che la natura possiede alla sua base una legge fondamentale ed eterna a cui anche l’uomo non può sottrarsi in quanto esistente. Date queste premesse circa la diversità di approccio nel fare ricerca, adesso passiamo al definire l’azione dell’operatore della ricerca, cioè il ricercatore.

Sappiamo che ogni uomo è un quantico energetico di intelligenza, cioè una unità informatica rice trasmittente all’interno di un ambiente informazionale. Questo significa che qualsiasi ricercatore va inteso come fattore attivo all’interno del proprio campo di ricerca, piuttostoche un osservatore passivo, quindi ogni cosa misurata o ricercata coinvolge sempre il quantico di ‘realtà’ esistenziale del ricercatore stesso.

Solo dal quantico dell’evidenza interna di se stesso il ricercatore può fare esatta la misura della propria ricerca. Un ricercatore malato – non integro in se stesso – farà sempre ricerca deviata, mentre un ricercatore che possiede la consapevolezza – per come la natura lo pone – farà una ricerca più obiettiva. Risulta evidente il risvolto economico ed il risparmio energetico conseguenziale ad una ricerca basata sul criterio di natura, in quanto tutta l’organizzazione sarebbe sempre ottimizzata al risultato, evitando al massimo gli sprechi. È evidente che lo stesso criterio lo possiamo applicare all’economia, alla politica, al diritto etc. Il tutto per avere una evoluzione sociale, soprattutto per i giovani. Questa specifica va fatta perché l’idea più diffusa della scienza è quella che la identifica con la sicurezza, con la più banale certezza della soluzione sicura, pronta per risolvere tutti i nostri problemi, da quelli economici e sociali fino a quelli personali. Quando usiamo il termine scientifico o culturale – per come definito e inteso nella comprensione di massa – attraverso testi giornalistici o universitari o accademici, quasi sempre abbiamo un significato che corrisponde all’opinione di un livello di evoluzione razionale, ma che poi bisogna sempre rapportare – in quanto funzione – all’esattezza dei fatti della vita per come essi si danno.

Un tipo di formazione accademica, una laurea, un percorso di studi specifici, implicano l’aver appreso determinate cose, usare un tipo di linguaggio, esercitare una certa logica e anche la funzione di una discreta socialità, ma non sono garanzia di accesso al ‘vero’ delle cose, sono solo apprendimenti culturali più o meno funzionali. L’uomo in quanto “ente” intelligente è strettamente vincolato al principio della verità, così come a quello della bontà e della bellezza. Sono qualità peculiari che caratterizzano qualsiasi essere umano e sono il fondamento del concetto stesso di umanesimo, il cui principio si rifà all’uno, al vero, al buono e al bello. Quello che si vuole dire è che l’idea della scienza come ‘strumento’ neutrale, sicuro ed efficace, non tiene affatto in considerazione il travaglio interiore del ricercatore come ‘individuo’, quindi le incertezze e i timori, i drammi e i sentimenti, i dubbi morali, le inconsce speranze, cioè tutta quella realtà interiore – conscia o inconscia – che accompagna il sentimento della propria e altrui umanità.

Anche la recente fisica quantistica pur introducendo la presenza del ricercatore – in qualità di osservatore – come parte attiva nel processo di analisi dei fenomeni fisici non fa alcun riferimento al ricercatore in quanto ‘ente’ o quantico intelligente, cioè vettore energetico attivo con ‘propria’ direzione. Ne consegue che ogni ricercatore – in quanto dinamica energetica attiva – è sempre il risultato della propria stessa esistenza, la quale agisce come un ‘selettore tematico’ nel processo di qualsiasi ricerca e quindi di tutte le proprietà osservate all’interno della ricerca stessa. Non viene rilevata la realtà oggettiva in modo neutro – per come essa accade in sé e per sé – ma per come siamo ‘registrati’ da tutto quel bagaglio socio-culturale in cui ognuno di noi riconosce e identifica se stesso. E questo riguarda qualsiasi realtà umana per il fatto stesso di essere un punto forza rice-trasmittente all’interno di un universo informatico.

La ricerca scientifica, così come la politica, la medicina, il diritto, l’economia e quanto altro, risulta dunque una avventura inprevedibile e in perenne trasformazione nella quale l’essere umano esprime – nel bene e nel male – tutta la sua realtà culturale e pratica soprattutto inconscia.

Esiste la realtà dell’inconscio

Dalla ricerca scientifica psicologica ci è dato di sapere che nell’uomo esiste la realtà dell’inconscio che comporta l’uso parziale della propria intelligenza, cioè l’uomo – non conoscendosi per intero – ha una oggettiva ignoranza verso se stesso, verso la propria capacità di gestione energetica di misurare il vero delle cose. Anche se le neuroscienze ci dicono che all’interno del nostro cervello ci sono 100.000 milioni di neuroni, la ricerca psicologica ci informa che di tutto questo potenziale ne usiamo molto poco. Se del nostro potenziale intellettivo conosciamo molto poco, per conseguenza è facile comprendere come la realtà dell’inconscio possa sempre anticipare e modificare gran parte dell’operato che accompagna l’esistenza di ognuno di noi, certamente siamo sempre in buona fede, ma spesso i risultati denunciano l’intrinseca contraddizione fideistica che abbiamo di noi stessi.

L’evidenza della malattia e del disagio psicologico è un fatto visibile a tutti e purtroppo coinvolge tutta l’umanità. Per il fatto stesso che nessun uomo è un’isola, ogni uomo che soffre coinvolge altri suoi simili, quindi qualsiasi intervento rivolto ad alleviare il disagio nell’uomo possiede una valenza propositiva per uno sviluppo sociale. La Fondazione Homo Novus intende promuovere l’applicazione di una psicologia quantistica in quanto i processi mentali sono molto simili alla fisica quantistica soprattutto alla luce della comprensione della dualità  onda-corpuscolo, del concetto di informazione e degli stati di sovrapposizione. Per poter accedere con evidenza e razionalità ad una ‘superiorità’ di conoscenza – conforme al proprio progetto di natura – si rende necessaria la conoscenza di nuovi codici di apprendimento, in quanto qualsiasi novità scientifica introduce la compresione di nuove realtà tese alla conoscenza di se stessi. Oggi la più avanzata ricerca psicologica umanisticoesistenziale ci dice che questa conoscenza è possibile. Mi riferisco a quella psicologia che – grazie alla propria direttività e applicazione del metodo – dimostra di saper risolvere l’evidenza del sintomo ed operare per la sua sparizione.

Si badi bene, ho detto sparizione, non spostamento del sintomo. Preso atto di questa realtà, la Fondazione Homo Novus – attraverso applicazione e divulgazione – intende favorire un dialogo con quanti hanno a cuore la formazione di un nuovo umanesimo che si evolva attraverso il ripristino etico e consapevole del potenziale quantico di intelligenza insito in ogni uomo. La caratteristica fondamentale di questo quantico è la razionalità a incontrare, fare e capire qualsiasi interazione secondo il criterio della propria identità psicobiologica.

Questo quantico si rivela soggettivamente ma si fonda nel realismo oggettivo esistenziale. Ovviamente è fondamentale la consapevolezza e la partecipazione dell’uomo in quanto primo bene di se stesso. Consapevolezza nel senso che ha coscienza di avere una insoddisfazione di base quindi un problema che da solo non riesce a risolvere, e partecipazione in quanto è lui stesso lo strumento sia oggettivo che soggettivo del proprio benessere psicofisico. Ogni uomo è costruttore della propria vita, per cui per stare bene è sufficiente ripristinare l’esattezza di coscienza e organizzare il proprio comportamento in connessione all’informazione del proprio progetto, cioè essere in identità con il proprio progetto di natura.

Nel quotidiano mestiere della vita ognuno di noi è sempre una unità di azione composta di psiche e corpo dove la psiche è senso ed il corpo è parola. Ogni unità di azione è sempre connessa e sinergica al vasto universo informazionale che chiamiamo esistenza. Quando ognuno di noi evade dal criterio biologico del proprio corpo – per come la natura pone l’essere umano nell’esistenza – siamo già operativi all’interno di una scissione, di una contraddizione tra idea, immagine mentale e reversibilità del vero mondo della vita. Questo processo provoca il fenomeno della malattia quindi il primo dovere – ma soprattutto il primo piacere – a se stessi è ripristinare il processo che porti alla salute psicobiologica.

Dalla salute possiamo in seguito ripristinare tutti i valori morali e pratici che tendono al vero, al buono e al bello, cioè uno stile di vita basato sulla qualità piuttosto che sulla quantità. Si parte dalla salute per arrivare alla funzionalità integrale attraverso la realizzazione della sfera personale, affettiva, professionale e dei collaboratori. Quindi lo scopo base di azione che motiva la Fondazione Homo Novus è la conoscenza e applicazione degli strumenti per apprendere il personale progetto di natura. Questo processo è finalizzato a ripristinare l’originale concetto di persona nel suo significato epistemico ed umanistico.

Questo è l’unico punto vincente, in quanto persona è trasmissione di valori intriseci e fondanti l’uomo stesso. Questo non per dominare ma per dare una elevazione a tutto il sociale.

L’uomo è una unità di azione psicobiologica

Nessun parametro scientifico esterno potrà mai essere sostitutivo dell’unica irripetibile individuale “essenza” di un essere umano.

Essenza significa specificità di azione, implica l’identità dell’individuo in quanto persona cioè irripetibile unicità. Quando diciamo che l’uomo è una unità di azione psicobiologica dove la psiche è senso ed il corpo è parola, si vuole poter dire che la psiche è intenzionale il che significa che è inseparabile dal suo oggetto – è un tutt’uno – e qualsiasi fenomeno psichico non sarà mai qualcosa di vuoto in quanto rappresenta il continuum tra me ed il mondo del reale.

Quindi – per capire sé stessi – è indifferente se parto dal corpo o dall’analisi psicologica in quanto entrambi sono fenomenologie della identica causa. Quando ognuno di noi dimostra a se stesso di sapersi usare per intero coglie in modo oggettivo qualsiasi realtà soggettiva, quindi è strumento esatto di esercizio di razionalità cioè di intelletto applicato.

Fare esercizio di razionalità come persona significa essere un esempio di valori etici, cioè significa fare cultura umanistica attraverso l’operato di se stessi. Ogni individuo intelligente cresce attraverso altri intelligenti, e questo accade in quanto ogni uomo è sempre connesso a tutti gli altri grazie all’intenzionalità del criterio di natura. Per intenzionalità psichica si intende la continuità metabolica tra me e l’ambiente oggettivo quindi rappresenta tutto il processo dell’inconscio che in seguito si farà volizione, desiderio, tensione.

La psiche procede per accadimenti del reale, è sempre sinergica all’insieme dell’olistico dinamico universale, ed in tal senso evade dalle categorie di tempo e spazio, mentre l’Io logico storico agisce all’interno di questi fattori.

In quanto energia primaria la psiche si manifesta in infiniti modi dalla logica razionale, all’emozione, alla percezione, al sentimento, al sogno, alle immagini libere, alla fantasia, all’intuizione, alle manifestazioni psicosomatiche sino all’inconscio, ma la conoscenza di tutte queste fenomenologie accade sempre attraverso la consapevolezza individuale. Non esiste una razionalità efficace evadendo dalla consapevolezza. La coscienza è la chiave di accesso a qualsiasi comprensione dell’attività psichica. In questa visione la coscienza è soggettività, cioè funzione della conoscenza.

Recuperata l’esattezza di coscienza si risolve anche il problema critico della conoscenza. Da quanto detto si capisce che esistono differenti velocità informatiche e differenti effettualità storiche in quanto i processi mentali sono molto simili ai processi della meccanica quantistica e la loro comprensione necessita di una mentalità elastica e di nuovi codici di interpretazione. Attraverso questi codici sarà possibile la comprensione e applicazione di una nuova psicologia quantistica funzionale.

Questo nuovo paradigma è quanto la Fondazione Homo Novus intende divulgare finalizzato ad un nuovo umanesimo. Ogni uomo evoluto a se stesso può aiutare qualsiasi altro per il fatto stesso che ognuno di noi è connesso globalmente al reale mondo della vita grazie alla realtà dello psichico.

L’uomo fa e vive ogni giorno facendosi

strada nel suo orizzonte esistenziale ed ognuno vorrebbe trovare la strada giusta. Molte sono le leggi morali esterne che impongono la prerogativa di insegnare ‘come’ trovare la strada ma finché non si conosce il criterio del proprio progetto di natura, qualsiasi procedere sarà alla cieca in quanto privo di fondamento, cioè non finalizzato a quella irripetibile unicità che fa di ognuno di noi una identità ontologica. Per poter ritrovare l’identità ontologica dell’uomo occorre applicare una razionalità ontologica, cioè un metodo operativo che sia basato sul criterio di natura. Grazie all’acquisizione di specifiche competenze la Fondazione Homo Novus si pone l’obiettivo di fornire gli strumenti adatti per una formazione a carattere umanistico basata su una razionalità ontologica. Criterio esterno di riuscita sono sempre i risultati. I risultati sono la fenomenologia concreta del nostro procedere in conformità o meno al proprio progetto. Quando un individuo è sano, funziona nel proprio lavoro, possiede un amore ed ha valide amicizie, dimostra quella maturità operativa per evolvere altri traguardi di superiore piacere.

Cenni di storia,
per capire meglio

Nell’ambito delle funzioni primarie esercitate dal nostro corpo biologico, non sempre si trovano cause che abbiano una possibilità fisica – quindi concreta – di poter essere misurate, conosciute e definite, anche se queste accadono nel nostro corpo – non esterne a noi stessi – ma non attribuibili a ricerca scientifica umana. Ognuno di noi possiede – in dote di natura – un sofisticato e innato ‘sistema interno’ di autoregolazione biologica che garantisce la sopravvivenza del nostro organismo, quindi siamo costantemente connessi con un universo informatico che chiamiamo esistenza.

Si presume che l’origine delle funzioni svolte da questo sistema ‘inconscio’ di autoregolazione biologica sia da attribuire ad una ‘logica’ interna al nostro stesso organismo, cioè una logica o automatismo di natura, anche se questa logica non è del tutto conosciuta quindi ‘inconscia’, cioè non conosciuta. Detto ciò, si potrebbe anche azzardare l’ipotesi che l’uomo – almeno nel suo aspetto organico – sia piuttosto un effetto dell’intenzionalità di natura, quella stessa natura che pone ogni possibile forma di vita biologica. Molti studi sono stati fatti in poposito ed esiste tutta una ricerca sovietica che, partendo dalle intuizioni di Freud, applica la teoria alla sperimentazione pratica attraverso gli studi fatti da Pavlov ed altri suoi collaboratori, ed infine sviluppa una teoria delle funzioni inconsce dell’organismo.

In seguito, attraverso il processo deduttivo elabora una logica correlata agli effetti, cioè di ‘come’ l’organismo (cervello compreso) regola sé stesso a garanzia di autosopravvivenza nell’ambiente.

Questa ricerca ha permesso di conoscere la ‘logica’ di come i processi fisiologici mantengono in vita l’organismo umano. L’uomo al pari di ogni specie vivente è connesso ad una informazione base che regola le leggi dell’ordine universale del cosmo. Ma l’uomo differisce dall’animale per la qualità delle funzioni rappresentate dall’intelletto, dalla volontà, dalla trascendenza, dall’intuizione, dalla capacità di sognare, dalla capacità mentale dell’astrazione, dal linguaggio e soprattutto per la funzione riflessiva della coscienza.

All’interno del panorama scientifico la psicologia rappresenta una funzione interdisciplinare a tutte le altre scienze in quanto permette all’uomo la conoscenza di strumenti funzionali ad evolvere le qualità migliori di se stesso. Storicamente la funzione scientifica della psicologia fu evidenziata nel 1936 da E. Husserl che proponeva una psicologia che fosse scienza ‘obiettiva’ della soggettività, in quanto malgrado lo sviluppo delle scienze moderne si era delineata una crisi dell’umanità europea (Vedi E. Husserl, La crisi delle scienze europee e la fenomenologia trascendentale, NET, Milano, 2002). Questa posizione fu poi ripresa nel 1956 a Parigi da alcuni esponenti della psicologia dell’epoca, tra cui C. Rogers, Rollo May, A. Sutich, A. Maslow ed altri esponenti della psicologia umanistico-esistenziale.

Questo fatto sensibilizza le menti più intelligenti verso la ricerca di un criterio basato su una razionalità ontologica. Pochi anni dopo, attraverso la prassi clinica riuscita, la ricerca più avanzata nel campo della psicologia umanistico- esistenziale elabora un proprio metodo di intervento. Attraverso il processo razionale induttivodeduttivo, basato su proprie peculiari scoperte, viene intrapresa la ricerca dell’attività psichica dell’uomo. Quindi non più l’analisi degli effetti ma la ricerca della dinamica delle cause che provocano gli effetti. Avendo per oggetto di studio l’attività psichica in causa, grazie all’applicazione delle peculiari scoperte applicate alla pratica clinica, viene evidenziata la costante dimostrazione che consiste nella sparizione del sintomo e quindi la possibilità di sviluppo dell’individuo sul piano della funzionalità integrale. Da questi risultati viene elaborata la teoria e metodo di intervento. Ne deriva che l’uomo è un ente intelligente sociale fondato su un criterio di natura, cioè a) è un “composto biologico” che rispecchia l’aspetto biologico, piuttosto evidente; b) è “razionalestorico” dove razionale significa che confronta, capisce, misura, verifica e storico significa che cambia in tempo e spazio.

La prassi clinica riuscita rende evidente che la logica di natura dell’uomo è essenziale nel criterio e metamorfica nell’applicazione, cioè secondo l’esigenza delle diverse situazioni. Quindi è il criterio del proprio progetto di natura che fa ogni uomo essenziale, cioè unico ed irripetibile. Attraverso il proprio progetto l’uomo non è più oggetto del proprio divenire esistenziale ma irripetibile soggetto, cioè si forma costantemente in qualità di ‘persona’ il cui comportamento etico (ed estetico) è teso ai valori del vero, del buono e del bello. Questi valori sono i pilastri della razionalità ontologica e dell’umanesimo futuro, perché quando ognuno di noi incontra e comprende in modo consapevole le varie manifestazioni della propria intenzionalità psichica, ecco che siamo all’interno del processo di autorealizzazione. In quanto energia primaria la psiche si manifesta in infiniti modi dalla logica razionale, all’emozione, alla ercezione, al sentimento, al sogno, alla fantasia, all’intuizione, alle manifestazioni psicosomatiche sino all’inconscio, ma la conoscenza di tutte queste fenomenologie accade sempre attraverso la consapevolezza individuale.

Non esiste una razionalità efficace evadendo dalla consapevolezza. La coscienza è la chiave di accesso a qualsiasi comprensione dell’attività psichica. In questa visione la coscienza è soggettività, cioè funzione della conoscenza. Recuperata l’esattezza di coscienza si risolve anche il problema critico della conoscenza. Quando non si ha conoscenza del proprio senso-valore ogni uomo è il primo a degradare soprattutto se stesso. L’umanità oggi è il risultato di qualsiasi senso di colpa dei vari rappresentanti della storia della cultura, è la dinamica inconscia di ogni uomo tradito nella propria forza interiore. Quindi occorre avere ben chiaro quale umanesimo civico evolvere nell’umano all’interno dei fatti storici attuali, in quanto ogni democrazia è diversa dalle altre e occorre accettare le differenze storiche. Se vogliamo aiutare i giovani è necessario poter fare una pedagogia per una società futura, cioè come estrarre l’homo civis dal potenziale umano per come la natura specifica l’individuo. Questo processo implica la conoscenza di se stessi come parte dinamica e attiva all’interno di un ambiente altrettanto dinamico e attivo. L’ontologia dell’umanesimo futuro sarà conoscenza reversibile tra coscienza e verità, logica e vita, pensiero e direttività nel reale esistenziale.

L’uomo, essere umano, progetto di Natura
progettante

La Fondazione Homo Novus intende perseguire la possibilità di attuare un cambiamento di paradigma utilizzando un modello nuovo ed un uomo nuovo, nuovo nel senso che deve reimpostare tutta la sua coscienza che è stata formalizzata da ideologie, abitudini storiche, sviluppo tecnologico, ma non supportato da fondamenti umanistici, cioè senza la conoscenza del criterio di natura fondante, del progetto di natura, del nesso ontologico e della razionalità ontologica. L’ontologia, una delle branche fondamentali della filosofia, è lo studio dell’essere in quanto tale, nonché delle sue categorie fondamentali. Ontologia o metafisica in chiave più razionale, sono i modi come l’essere essenzia i modi del nostro esistere, il che vuol dire che in ogni azione, campo, attività, deve sempre essere presente il criterio base di natura, si deve avere sempre la reversibilità tra essere ed esistenza, pensiero ed azione. Quando ci si allontana da questo criterio, accade quello che stiamo vivendo, un modello che porta sempre di più fuori dall’umano e che sostituisce valori diciamo meccanici a valori umanistici esistenziali, siamo dentro un sistema che non aiuta l’umano.

Occorre quindi questo recupero e questo si effettua cambiando mente, cambiando modalità di pensiero, con unico criterio il risultato, quindi occorre rifarsi ai principi della filosofia perenne e quindi alla ontologia e quindi, nel percorso esistenziale, alla razionalità ontologica. La Fondazione Homo Novus ha le basi scientifiche e la conoscenza del criterio, criterio in grado di garantire la reversibilità e quindi il nesso ontologico, e gli strumenti per poter attuare questo cambiamento di paradigma, ed è lieta di metterli a disposizione di chi vuole. Noi Fondazione Homo Novus siamo pronti e presenti, noi ci siamo come il piccolo seme che diventa grande albero, albero della conoscenza, albero della consapevolezza, alberi della saggezza, albero della coscienza reimpostata nell’ottica della razionalità ontologica, dualità Essere esistenza. Nella pratica la razionalità ontologica storicizza tutto quanto è intuizione, e questo è quanto serve per poter attuare un reale cambiamento, mondo nuovo, modello nuovo e uomo nuovo.

Fatto questo è inevitabile l’incontro con la filosofia come la chiamò Pitagora cioè amore per la sapienza, ma per arrivare a quel punto dobbiamo fare un Homo Novus, un uomo nuovo, in grado di ripristinare il contatto con il progetto di natura, il nesso ontologico, la piena reversibilità tra immagine ed oggetto tra pensiero ed azione, tra essere ed esistenza, ripristinare il contatto con le leggi eterne della natura in perfetta armonia con i primi principi della filosofia perenne.

Extra Natura nulla salus

Ripeto volutamente questi concetti in quanto si parla molto di cambiamento, di uomo al centro, ma di fatto si parla soltanto e si agisce poco. La verità si fa e non si dice, quindi occorre effettuare un cambiamento ma per farlo è assolutamente necessario deciderlo, se non si decide di cambiare, difficilmente si potranno fare dei cambiamenti a vantaggio dei singoli e dell’ambiente circostante. La scienza ufficiale è piuttosto concorde nell’ammettere che noi ci conosciamo al 20%, utilizziamo cioè un 20% del nostro potenziale cosciente e questo vuol dire che un 80% del nostro potenziale di fatto esiste ed agisce, anticipando le scelte coscienti, e questo è il vero motivo per cui l’umano in genere si riscontra non realizzato, con difficoltà, malattie, disagi e molto altro. Occorre quindi un recupero degli strumenti che la natura ci ha dato in dote naturale, con i quali possiamo riprendere un criterio più funzionale con riscontro nei risultati.

Una Fondazione Umanistica in epoca digitale

Pensiero – azione, causa – effetto, non esiste effetto senza causa così come non esiste causa senza effetto, il problema è essere in grado di vedere cioè di avere il criterio e lo strumento che permette di affinare la sensibilità individuale ed essere quindi maggiormente familiari con gli effetti e le relative cause e viceversa.

Lo stesso vale per pensiero ed azione, noi tutti prima di essere azione siamo pensiero, così siamo fatti dalla natura, ma il passaggio dal pensiero all’azione viene filtrato dalla coscienza e se la coscienza non è esatta, nel passaggio entra una deviazione che modifica la gestione dell’azione con risultato molto spesso non corrispondente a quanto ipotizzato, la progettazione mentale può essere perfetta ma la realizzazione può essere fallimentare.

La coscienza è un momento di riflessione, dovrebbe essere uno specchio esatto che riflette senza fare aggiunte o variazioni e quindi permettere la costruzione dell’azione corrispondente, di fatto noi riscontriamo che questa reversibilità non sempre c’è e quindi il problema non è l’uomo che è sbagliato ma la sua coscienza che non è più esatta corrispondenza, per tutta una serie di motivazioni, non è uno specchio che riflette esattamente ma avviene una corruzione, una deviazione, ed il risultato è quello che scontiamo. Strumentalizzando una famosa frase attribuita a Giulio Cesare (veni, vidi, vici), la possiamo usare per dare una indicazione del livello di operatività che noi pensiamo sia necessario per garantire uno sviluppo individuale e di conseguenza nell’ambiente di riferimento prima e quindi di relazione, e questo compito è demandato alla formazione che la Fondazione Homo Novus propone ed effettua, in pratica ognuno in situazione decisionale dovrebbe trovarsi nella seguente condizione: veni: sono entrato nel problema; vidi: ho visto la soluzione; vici: l’ho applicata in modo risolutivo, vincente. Occorre quindi un recupero dell’umano recuperando la sua coscienza, riportandola ad essere allineata con la modalità originale con la quale siamo stati creati, e questo si impara come a leggere e scrivere, con volontà, pazienza ed esercizio, e per farlo si deve aumentare la propria sensibilità, con pazienza in quanto si tratta di riprendere l’uso di strumenti che non siamo abituati razionalmente ad usare, molto spesso si sospetta che esista una altra realtà ma non la si conosce e quindi è uno strumento prezioso non utilizzato.

La Fondazione Homo Novus vuole essere in grado di aiutare tutti gli operatori seri e responsabili che lo vorranno, a recuperare tutto questo spazio di azione, in modo semplice ed anche divertente, in quanto la natura di base ha il piacere, tramite incontri formativi soprattutto pratici per dare sempre evidenza continua di quanto effettivo può essere questo recupero e quanto può essere facile, basta saperlo, si tratta di andare a scuola dal proprio inconscio e di riappropriarci di quanto già ci appartiene. Oltre alla formazione, che riteniamo essenziale secondo i principi dell’imparare facendo (behavior modelling) e della formazione continua (long life learning), la Fondazione Homo Novus intende divulgare e sostenere tutte le attività inerenti l’umano in tutte le sue forme, umanesimo perenne gestito da uomini integrali cioè da uomini che hanno recuperato il contatto con il progetto di natura, progetto che si incarna in ognuno di noi, che siamo progetti di natura, progetti progettanti, cioè progetti in grado di evoluzione, creatività, azione e sviluppo, senza fine. Ognuno di noi ha al suo interno, questo progetto di natura, che ci alimenta e spinge alla crescita e sviluppo in azione creativa, ciascuno secondo il proprio progetto, non ne esistono due uguali, e tutti hanno la possibilità di realizzarlo, senza andare a scapito di altri, è prevista la realizzazione per tutti, purché ci si mantenga fedeli a questo progetto, il nostro compito è quello di mantenerci in identità con il nostro progetto e realizzarlo senza fare errori storici, La parte cosciente razionale, l’Io logico storico, ha la responsabilità storica delle scelte, ha il volante in mano, e quindi in base alle sue scelte se positive c’è riuscita, risultato, crescita, se negative c’è diminuzione, errore, sofferenza, perdita. La natura è perfetta e noi ne facciamo parte, ed è veramente una bellissima avventura l’esistenza, nonostante le difficoltà e momenti difficili, ma come si dice, se c’è un problema c’è una soluzione, semmai il problema è vedere la soluzione e questo si impara. Un viaggio straordinario che non ha limiti di età ma solo di buona volontà e voglia di essere, vivere per essere (live to be) e la Fondazione Homo Novus è estremamente lieta di poter essere mediatrice di questo passaggio di crescita e sviluppo.